RESIDENZA PER ANZIANI

Castelleone

PREMESSA Tema quanto mai “caldo” in questo periodo è quello della “dipendenza energetica” che oggi vede il nostro Paese, e non solo, in sofferenza dinnanzi le turbolenze geopolitiche dei principali paesi esportatori di combustibili fossili oltre che alla scontata perplessità di fronte al tema del nucleare ravvivato a seguito del recente terremoto in Giappone.
Nel frattempo, in attesa che la politica sciolga le proprie titubanze, (nucleare si, nucleare no, rigassificatori si, rigassificatori no, fotovoltaico si, fotovoltaico no, ecc) ci siamo accorti del grande vuoto che l’assenza di una politica energetica nazionale ci ha oggi consegnato. Purtroppo il problema attuale non riguarda solo il tema della riduzione delle immissioni climalteranti in atmosfera, di cui il settore dell’edilizia è uno dei principali responsabili, ma oggi la preoccupazione più grande riguarda le modalità e il costo “sopportabile” per garantire energia e combustibili fossili di cui i nostri edifici necessitano per funzionare.
Ma il vuoto appare ancora più grande quando ci rendiamo conto del ruolo fortemente “energivoro” e dell’attuale forte dipendenza dai combustibili fossili del settore residenziale (e non solo) sia nella fase di costruzione che nella fase di utilizzo/fruizione. Nonostante tutto, il dibattito non si è fermato e dall’ultimo seminario internazionale del CTI (Comitato Termotecnico Italiano) è emerso che la prima risorsa energetica per l’Europa è l’efficienza energetica.
E’ alla luce di questo enunciato che possiamo dichiarare la nostra teoria secondo la quale la costruzione di un edificio passivo ad altissime prestazioni energetiche (in particolare secondo lo standard del PHI, Passiv Haus Institute di Darmstadt - D) possa soddisfare già implicitamente numerosi criteri di qualità che un edificio moderno deve avere, proiettandoci già oggi ai traguardi già fissati per il 2020 con la Direttiva del Parlamento Europeo n°31/2010 Il tema del progetto del concorso di idee per la realizzazione di una residenza per anziani autosufficienti per la città di Castelleone vuol essere l’esempio di un progetto di edificio passivo ad altissime prestazioni energetiche già da ora realizzabile oltre le “mode e le classificazioni energetiche” in voga attualmente, nel pieno rispetto di quanto altri stati europei hanno già raggiunto e in linea con quanto l’Europa ci ha già chiesto con la Direttiva del Parlamento Europeo n°31/2010.

Il contesto – analisi urbanistica La lettura in chiave urbanistica del tessuto della Città di Castelleone pone in evidenza due caratteri urbanistici dominanti: il primo è quello dell’antico borgo che si è densamente edificato in epoche successive all’interno delle mura, l’altro più generale è quello degli assi stradali che si sono diramati dalle antiche porte e che hanno costituito la struttura dell’espansione odierna.
I caratteri di questo sviluppo non sono del tutto omogenei. La zona a nord e ad est a ridosso dell’antico borgo presenta costruzioni continue con affaccio diretto su strada. Un’edificazione “storica” caratterizzata da lunghe cortine edilizie molto frammentate con affaccio diretto su 3/14 strada dietro le quali si sviluppano corti o orti con un elevato grado di suddivisione della proprietà ma che danno origine ad un episodio senza soluzione di continuità di grande valore urbanistico e architettonico. La zone ad ovest del centro storico, così come quelle più periferiche, sono caratterizzate dal legame con la strada di prossimità oltre ad essere evidente frutto di una maggiore parcellizzazione urbana più tipica delle lottizzazioni moderne.
Nel complesso la regola che emerge è la relazione delle vie di comunicazione quale elemento ordinatore sia all’esterno che all’interno del centro storico.
È della “lettura” che abbiamo dato alla centralissima via Roma, già collegamento fra l’antica porta di Torre Leone ad ovest e le porta verso il Serio ad est, quale “carattere emergente” urbanistico/architettonico, che abbiamo ottenuto spunti per il nostro progetto.
La via Roma infatti, oltre ad essere via di comunicazione che attraversa il centro storico, costituisce elemento ordinatore principale sul quale sono affacciati una serie continua di episodi edilizi e costituisce l’asse principale sulla quale si sono inseriti gli elementi monumentali della città: la piazza con il municipio, la chiesa e le residenze con i loro spazi di uso pubblico e di relazione a livello dei portici che caratterizzano la cortina edilizia per tutta la lunghezza della via Roma stessa.
È questo, in estrema sintesi, l’elemento che ci ha colpito e che abbiamo riassunto nella schematizzazione in tavola: un asse pressoché rettilineo sul quale si affacciano in rapida successione gli spazi pubblici e di relazione che costituiscono l’elemento pulsante della vita della città.

IL CONTESTO – premesse microurbanistiche L’area di progetto è la porzione sud di un grande isolato di forma trapezoidale delimitato a nord dalla via Cappi ad est dalla via Rancati, a sud dalla via Castel Manzano e ad ovest dal corso d’acqua.
Il lotto ha una forma trapezoidale con l’asse principale in direzione est/ovest; con il lato nord che ha un’inclinazione di 83° rispetto alla direttrice nord/sud che la delimita parzialmente dal parcheggio.
La perpendicolare al lato nord così definita individua la direttrice nord/sud che delimita il parcheggio di forma triangolare ed ha uno scostamento ad ovest di 11°.
Gli elementi fondamentali da noi scelti per la caratterizzazione del progetto sono due: l’allineamento esistente con il lato est del parcheggio (inclinato verso ovest di 11° gradi rispetto al nord) e la linearità suggerita dalla via Castel Manzano, ovvero dalla direttrice est-ovest principale del lotto (che in realtà ha uno scostamento rispetto a nord di 99°). La scelta di questi due assi in realtà è coerente con la premessa macrourbanistica e quella di “efficienza energetica” trattata in seguito.
Con la prima, in quanto ci si ispira alla strada e ad un asse quali elementi ordinatori del progetto sul quale “affacciare” le principali funzioni/attività dell’edificio ricreando, in scala ridotta, le relazioni tra strade, portici, orti, “piazza” e spazi di vita collettiva desumibili nella via Roma del nucleo storico.
Con la seconda, in quanto in un ottica di “ottimizzazione” energetica dell’involucro il prevalente affaccio a sud risulta sicuramente il migliore in relazione ad un effettivo controllo solare per ottimizzare guadagni solari invernali e ridurre i carichi solari estivi.

Il progetto architettonico L’edificio si presenta come un volume compatto il cui asse principale è parallelo alla via Castel Manzano. In realtà è possibile leggere chiaramente il corpo scale inclinato che taglia in due parti non uguali il corpo principale.
Schematicamente ad est del corpo scale abbiamo localizzato le residenze degli ospiti, mentre ad ovest vi sono gli spazi “pubblici” quali mense, uffici, sale lettura, ecc. Da un punto di vista funzionale lo schema è semplice:
Il corpo scale funge anche da doppio ingresso (a nord quello principale e a sud quello secondario e divide e disimpegna le due zone dell’edificio. Ad est abbiamo 4+4 appartamenti per gli ospiti posizionati su due livelli (di cui 6 sono residenze singole e 2 sono predisposte per 2 coppie) mentre ad ovest si trova la sala mensa con il porticato per l’esterno, oltre alla cucina e i servizi. Al primo piano della zona ovest si trovano le sale per le associazioni, le sale lettura e le sale tv.
I caratteri tipologici dei prospetti sono coerenti con quelli desunti dall’edilizia storica della città.
Regolarità e ripetizione sono leggibili in tutti i prospetti: sul lato delle residenze del fronte principale è stata adottata la tipologia del porticato regolare su due livelli, caratteristica largamente diffusa con diverse variazioni al tema in tutto il centro storico. Tale porticato, oltre ad “alleggerire” la larghezza delle facciate ha consentito la realizzazione di piccoli terrazzini quali estensione all’aperto dei singoli alloggi. In realtà il porticato su due livelli a sud favorisce l’applicazione di un fondamentale concetto di bioclimatica ovvero quello del controllo solare. Il prospetto su via Castel Manzano ad ovest del corpo scale è caratterizzato da una successione ordinata di aperture su due ordini con regolare e ritmica alternanza di pieni e vuoti.
Le grandi “vetrine” della mensa sono caratterizzate da una modanatura in basso rilievo che caratterizza tutto il piano terra così come rilevabile in diversi episodi edilizi del centro storico. Il corpo scale si differenzia da tutte le facciate quale elemento di “apparente disturbo” sia volumetrico che materico, in realtà esso è elemento che rompe in maniera dinamica la regolarità delle facciate. La sua spiccata verticalità è lontanamente ispirata a quella dell’antica torre cittadina ma in questo caso è impreziosita dal “taglio” sul lato sud della torre che assume una valenza simbolica.
In questo taglio abbiamo pensato di fare scorrere dell’acqua facendola cadere dalla parte più alta fino a terra da cui, tramite un piccolo canale, viene condotta in una fontana le cui geometrie sono palesemente ispirate alle “mani” del logo della fondazione “Opere Pie Riunite”. Dal basamento l’acqua viene fatta zampillare dalle “mani” della fontana.
Come già anticipato le valenze simboliche sono molteplici: la città di Castelleone ha un rapporto “privilegiato” con l’acqua: la vicinanza al fiume Serio, la presenza di canali che la attraversano oltre all’esistenza delle sorgive nelle campagne. Ma la metafora di questa piccola “cascata” è riferita, secondo noi, al “tra/scorrere” continuo della vita. Che però non finisce mai ma si rigenera e continua attraverso il supporto di strutture come questa in progetto, dalle cui “mani” zampilla acqua di vita nuova.
Il percorso pedonale interno a sud, parallelo alla via Castel Manzano, diventa elemento ordinatore di tutti gli spazi che vi si affacciano, così come la Via Roma lo è per il centro storico: dalle 4 residenze del piano terra e dalle 4 al primo piano, dagli orti alla piazzetta con la fontana, dal parcheggio alla mensa, fino allo spazio estivo con il giardino.
In fondo è come una piccola città fatta di spazi riservati e di spazi collettivi che, in scala ridotta, sono concepiti in analogia a quelli del centro cittadino e della via Roma.
Nel complesso abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla qualità degli spazi collettivi e di relazione: quelli interni sono di tipo tradizionale per una simile struttura: sala lettura, sale tv, ma anche il lungo corridoio interno in lato nord, che disimpegna le quattro residenze, può diventare luogo di relazione se adeguatamente attrezzato con sedute e piccole zone di sosta. Ma la qualità superiore è negli spazi esterni con la individuazione di 8 orti (1 per ogni residenza) la cui conformazione e suddivisione sono mutuate dai giardini privati delle ville delle zone di espansione. La loro collocazione a sud li rende a tutti gli affetti piccoli orti “produttivi”.
In realtà questi piccoli spazi possono trasformarsi in luogo di lavoro (semplice o complesso) a seconda delle condizioni fisiche e di autosufficienza dell’ospite diventando altresì luogo di relazione tra ospiti, tra ospiti e visitatori e tra ospiti e passanti, i quali, grazie ad un muretto di recinzione verso la strada molto basso (tipico della zona), possono interloquire direttamente con loro. Anche i porticati a piano terra con affaccio su “strada” sono stati concepiti per facilitare questo tipo di relazione.
Gli spazi di relazione ad ovest del corpo scale fino alla piazzetta in prossimità della fontana sono separati dalla zona orti/residenze. Questi spazi potrebbero essere tranquillamente aperti anche al pubblico esterno, estraneo alla struttura, che potrebbe trovare nel pergolato e nel giardino, oltre che alla mensa, un luogo di ritrovo ove trascorrere qualche ora nelle giornate primaverili ed estive.
Quindi, non una struttura “chiusa” ma una struttura in grado di favorire le relazioni tra ospiti e tra ospiti e la città stessa.

l’efficienza energetica - lo standard del PassivHaus (PHI) Nella scelta dello standard energetico abbiamo fatto riferimento allo standard del PHI: Passive Haus Institute di Darmstad (Germania). Abbiamo quindi adottato uno standard innovativo e già in linea con l’Europa in grado di superare nei fatti l’attuale classificazione energetica in voga attualmente in tutte le regioni italiane. Un edificio passivo consuma il 90% in meno di un edificio tradizionale (ante 2005, ex Legge 10/91) mentre un’attuale “classe A” consuma “solo” il 60/70% in meno.
Questa scelta deriva dalla nostra consapevolezza che, con le attuali conoscenze, la costruzione di un edificio “Zero Energy” o addirittura “Energy Plus” oggi è possibile, magari non semplice, ma doveroso ed economicamente vantaggioso. Costruire e certificare un edificio secondo lo standard del PHI è possibile anche in Italia: l’Europa ce lo insegna (Germania in testa) ma ormai sono decine anche in Italia gli edifici passivi e non mancano corsi ed esempi di best practice.
Oggi, tale scelta, soprattutto per un edificio di rilevanza pubblica, consentirebbe di allinearsi con un decennio di anticipo alla Direttiva del parlamento europeo 2010/31/UE del 19 maggio 2010 (quale modifica alla più nota direttiva 2002/91/CE) che prevede un miglioramento della prestazione energetica in edilizia e un richiamo esplicito a sistemi passivi di riscaldamento e raffrescamento.
Costruire un edificio passivo (secondo lo standard del PHI) significa sostanzialmente costruire un involucro ad altissime prestazioni energetiche, privo di ponti termici, con altissima tenuta all’aria, (pressoché ermetico, cioè senza “spifferi”) in grado di sfruttare al meglio gli apporti solari invernali e quelli gratuiti interni. La compattezza del volume dell’edificio garantisce un’ottimale valore dell’indice S/V (superficie disperdente/volume riscaldato) ovvero minore superficie disperdente cui corrisponde un minor consumo energetico.
Costruire un edificio passivo non significa installare pannelli fotovoltaici sul tetto! Per raggiungere le prestazioni energetiche così spinte devono essere installati isolamenti termici con spessori elevati: cappotto in EPS da 25 cm, polistirene o lane di roccia da 30 cm in copertura, ecc e serramenti con triplo vetro. Altra condizione indispensabile, soprattutto per un edificio di questo tipologia, è l’installazione di un sistema di ventilazione meccanica controllata con recuperatore di calore, che consente continuamente il ricambio e la salubrità dell’aria interna immettendone di nuova dall’esterno. Lo scambiatore di calore del sistema di ventilazione consente di recuperare energia dall’aria calda in uscita, preriscaldando l’aria fredda in ingresso.
L’esistenza di tutti questi presupposti in un edificio passivo si può tradurre, nei casi più spinti, nell’utilizzo dell’impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC) per il riscaldamento dei locali, eliminando completamente l’impianto di riscaldamento così come classicamente inteso (caloriferi, pannelli radianti a pavimento,ecc). In altri casi è invece possibile ridurre ai minimi termini il sistema di riscaldamento attivo facendo ricorso a piccole piastre radianti elettriche. Per l’edificio in oggetto abbiamo indicato nella sezione trasversale le condizioni principali dell’involucro mettendo in evidenza la “continuità” del sistema di isolamento termico dalla copertura, alle pareti, alle fondazioni, passando dai serramenti, che avranno doppia camera e triplo vetro.

COMFORT INDOOR Per la trattazione del tema del comfort Indoor pensiamo sia necessario ri-partire da un nuovo approccio alla progettazione architettonica che preveda il passaggio dal concetto “prestazionale” (del singolo elemento, del sistema, ecc…) al concetto di comfort e benessere indoor in relazione ad un potenziale utente finale. Le condizioni di benessere in un ambiente confinato dipendono sostanzialmente da quattro fattori: illuminazione (sia essa naturale che artificiale), qualità termoigrometriche dei locali (temperatura, e umidità), qualità dell’aria (presenza di inquinanti chimici, fisici e biologici) e comfort acustico. A questi quattro fattori, ciascuno di noi, inconsapevolmente, assegna un’importanza diversa, pertanto, possiamo affermare che il livello di comfort complessivo è una variante soggettiva. In realtà nell’approccio al progetto abbiamo cercato di garantire un livello minimo più elevato della media a tutti questi fattori, rapportandolo alla potenziale volubilità delle condizioni fisiche degli ospiti. Alla luce di ciò abbiamo individuato i livelli di comfort attesi per un edificio destinato a residenza per anziani di tipo passivo:
1. elevato comfort luminoso;
2. elevato comfort termico;
3. elevata qualità dell’aria;
4. comfort acustico;

1) comfort luminoso: è noto che l’illuminazione agisce sulla psiche dell’uomo: in tal senso l’illuminazione migliore (e anche più conveniente da un punto di vista energetico) è quella ottenuta dal sole. In realtà il rispetto del solo valore “classico” dell’ 1/8 del regolamento Locale di Igiene (secondo il quale 1 mq di finestra “illumina” al massimo 8 mq di pavimento) non è un parametro sufficiente a garantire le condizioni di comfort indoor. Tramite idoneo software abbiamo effettuato una simulazione dalla quale è emerso che, sia nella camera da letto, che nella zona soggiorno, è di gran lunga garantito il parametro di FLDm (fattore di Luce Diurna Medio ottenuto: 2.80%) che, per un locale di abitazione deve essere maggiore del 2%; per la zona pranzo invece, pur essendo verificato il rapporto 1/8, il requisito di FLDm non è sufficiente ma deve essere integrato mediante un sistema di illuminazione artificiale. Avere un FLDm del 2% significa avere all’interno del locale una luminosità pari al 2% di quella misurabile nel cielo in una giornata coperta. Sono stati indagati anche altri 2 fattori di comfort luminoso: la illuminanza e la luminanza. Con la prima si determina il requisito di luminosità finalizzato ad una certa attività indoor (per esempio nei locali di abitazione tale valore deve essere maggiore o uguale a 200 lux, in un aula scolastica deve essere maggiore di 300 lux, ecc). Nel nostro caso, nel soggiorno e nella sala pranzo, è garantita una illuminanza di 247 lux (a fronte dei 200 richiesti) anche in condizioni di cielo coperto. Invece la verifica del requisito di luminanza può essere espressa come la riduzione del rischio di abbagliamento interno dovuto ad un forte contrasto tra l’intensità di una fonte luminosa (finestra) diretta verso l’osservatore e la “luminosità” della parete sulla quale si trova la fonte stessa. Tale condizione dipende quindi dal colore della parete sulla quale è collocata la finestra. Per rispettare 8/14 questo requisito abbiamo appurato che è necessario fare ricorso a colori interni a tonalità molto chiare.

2) comfort termico: Il benessere termico di un uomo posto all’interno di un ambiente confinato dipende da due fattori: il primo, dalla temperatura media operante, ovvero dalla temperatura delle pareti, dei soffitti e dei pavimenti, dell’aria, ecc. coi quali il corpo dell’individuo ha una serie di scambi termici, in secondo luogo dall’umidità relativa dell’aria. È noto che la condizione di benessere si ha quando le somma delle temperature medie delle superfici della stanza e la temperatura dell’aria si avvicina ai 37°C, cioè prossima alla temperatura media del corpo umano (ovvero quando la temperatura media operante, quale media ponderale delle temperature superficiali, è prossima ai 19 °C). Parametro essenziale per il nostro edificio passivo è che non vi siano temperature superficiali minori di 17°C. In questo caso l’aria interna può quindi avere temperature di 20°C (17 + 20 = 37°C). In edifici scarsamente o malamente isolati spesso la temperatura superficiale interna scende nella stagione invernale fino a 12-14°C favorendo la proliferazione di muffe ma, soprattutto, creando discomfort interno in quanto le porzioni prive di abiti del nostro corpo disperderanno calore per irraggiamento verso queste superfici molto fredde. Queste situazioni vengono tradizionalmente “compensate” con il sistema impiantistico, ovvero aumentando le temperature dell’aria a 22/23 °C (14 + 23 = 37°C). Ma questa non è altro che la fastidiosa situazione che riconosciamo quando in un locale avvertiamo la sensazione di piedi e mani fredde e volto caldo. In un edificio Passivo tale inconveniente non si verifica in quanto l’elevato grado di isolamento termico permette di avere elevate temperature superficiali e quindi minore temperatura dell’aria e, di conseguenza, maggior comfort;

3) elevata qualità dell’aria: Il benessere fisico dipende oltre che dai due fattori succitati anche dalla qualità dell’aria i cui parametri variano per effetto dell’attività fisica, in particolare: l’aria fresca contiene il 21% di ossigeno, il 79% di azoto e lo 0,03% di biossido di carbonio; la presenza in un ambiente confinato (la singola unità abitativa) di 1 adulto, anche in condizioni di riposo, comporta la modifica dei parametri sopra esposti. I processi metabolici riducono l’ossigeno della stanza incrementando l’anidride carbonica e l’umidità (per esempio durante il sonno l’ossigeno scende al 16% mentre la CO2 sale al 3,0-4,5%). L’aumento della CO2 generalmente è accompagnata dall’incremento di cattivi odori e della riduzione del benessere indoor. Il rapporto tra concentrazione di CO2 e benessere indoor è stato studiato e introdotto dall’igienista Pettenkofer il quale ha stabilito come accettabile un indice di concentrazione massimo di CO2 del 0,1% per metrocubo d’aria; tale concetto si esprime praticamente introducendo il cosiddetto cubo d’aria, ovvero le quantità d’aria indoor “fresca” disponibile per contenere il limite di concentrazione dello 0,1% di CO2. Per garantire la qualità dell’aria normalmente si ricorre al ricambio mediante apertura meccanica delle finestre. In realtà tale operazione andrebbe eseguita più volte durante il giorno ma non è garantito che l’apertura totale delle finestre generi il ricambio d’aria necessario: la quantità di aria cambiata per ogni minuto di apertura dipende anche dalla presenza o meno di venti dominanti, alta o bassa pressione, ecc.. Spesso il ricambio d’aria non viene effettuato nella stagione invernale o viene ridotto al minimo per evitare che entri nel locale aria fredda che genera una situazione di discomfort temporanea. Per garantire l’indispensabile ricambio d’aria abbiamo affrontato la questione proponendo un impianto di ventilazione meccanica controllata (vmc), che consente il ricambio d’aria continuo, estraendo l’aria viziata e sostituendola con aria nuova, fresca. Questo sistema garantisce ben quattro condizioni: 1. un ricambio effettivo e controllato (non teorico); 2. un lavaggio continuo dell’aria indoor; 3. l’allontanamento dell’umidità e della CO2 in eccesso; 4. l’allontanamento di eventuali composti organici volatili (VOC); La vmc abbinata ad un recuperatore di calore a flusso incrociato diventa anche una soluzione energetica efficiente per il ricambio d’aria interna in quanto il calore dell’aria calda espulsa viene trasferito mediante una “batteria” all’aria fredda in ingresso che viene pre-riscaldata prima dell’immissione nel locale. Per un edificio passivo l’impianto di vmc con recupero di calore può diventare anche il sistema di “riscaldamento” vero e proprio dell’edificio che, come già detto, necessita di carichi termici molto ridotti e quindi potrebbe essere riscaldato ad aria con il circuito di ventilazione.

4) comfort acustico: Il comfort acustico, inteso come espressione di un livello di qualità rispetto a rumori indesiderati provenienti dall’interno del locale o dall’ambiente esterno, è garantito dall’impiego di sistemi passivi (prevalentemente doppia parete a doppia lastra in cartongesso con interposto materiale fibroso tipo lana di roccia) oltre all’impiego di massetti galleggianti e accorgimenti per l’isolamento di scarichi e tubazioni verticali. Le pareti esterne avranno tamponamenti in muratura massiccia spessore cm 25 e serramenti a prestazione con triplo vetro e doppia camera d’aria.

L’EDIFICIO – ASPETTI TECNOLOGICI Non è possibile parlare di ecocompatibilità di un materiale o di un prodotto senza parlare di ecocompatibilità o sostenibilità di un sistema. Nell’attuale approccio alla progettazione è difficile considerare un materiale in tutto il suo ciclo di vita, ovvero dall’estrazione delle materie prime passando dalla produzione/lavorazione, fino alla permanenza in edificio e alla rimozione e smaltimento, in quanto le certificazioni ambientali relative alla produzione e trasporto dei materiali non sono ancora molto diffuse. Progettare un edificio significa “dimensionare” ovvero calcolare anche la vita utile del manufatto, gli eventuali interventi di manutenzione e, teoricamente, progettare il fine vita, ovvero modalità di disfacimento e di recupero dei materiali impiegati. La filosofia che ha guidato la scelta dei materiali e delle soluzioni tecniche idonee per il progetto dell’edificio è principalmente basata sul necessità/volontà di utilizzare materiali per isolamento termico naturali oltre a tecnologie e sistemi costruttivi “locali” ovvero legati ad una produzione riconducibile ad ambito regionale. Nella progettazione abbiamo limitato l’impiego di materiali di sintesi per l’isolamento termoacustico, preferendo la lana di roccia per il cappotto e per la copertura. Per i materiali di finitura interna abbiamo optato per cartongessi e intonaci a base di calce e argilla, mentre per i controsoffitti si è pensato al sughero con ottime proprietà acustiche naturali. I serramenti passivi avranno triplo vetro e telaio in legno verniciato all’acqua. Così, per le chiusure opache verticali, sono stati impiegati blocchi in laterizio. La fornace andrà scelta tra quelle della regione per evitare tragitti troppo lunghi che, diversamente, vanificherebbero l’ecologicità del materiale.

L’EDIFICIO - ASPETTI AMBIENTALI In assenza di indagini specifiche a supporto di questo progetto segnaliamo alcune “questioni ambientali” che andrebbero indagate ulteriormente:

aspetti geologici/geotecnici: in considerazione delle caratteristiche idrogeologiche e geotecniche e della suddivisione in zone del territorio sarebbe necessaria “…l'esecuzione di approfondimenti geologici, geotecnici, idrogeologici e sismici, da eseguire con indagini geognostiche in sito e con relazione geologica, geotecnica, idrogeologica e sismica al fine di determinare la soggiacenza locale della falda e stima del suo andamento stagionale, natura e caratteristiche geotecniche del terreno (portanza, cedimenti, ecc.), così da poter progettare anche il drenaggio e smaltimento delle acque…” (estratto dalle Norme Geologiche di Piano) Pur essendo nota una soggiacenza della falda piuttosto superficiale (1.50/2.50 metri dal piano di campagna) abbiamo previsto comunque un piano scantinato la cui fattibilità dovrà essere verificata alle luce delle ulteriori indagini a supporto del progetto;

campi elettromagnetici: Per il livello di progettazione sin qui raggiunto il tema dei campi elettromagnetici in bassa ed alta frequenza non è stato approfondito. In realtà, dai sopralluoghi effettuati presso l’area di progetto non si è individuata una fonte evidente di campi elettromagnetici nelle immediate vicinanze. Ulteriori misurazioni e verifiche dovranno essere effettuate in situ.

gas radon: Le raccomandazioni Euratom 93/143 del 21/02/1990 prevedono il limite di 400 Bq/mc per edifici esistenti e 200 Bq/mc per edifici nuovi. La soluzione della problematica legata al rischio radon che abbiamo proposto è condizionata da un fattore “esterno” da determinare ovvero la presenza di falda acquifera a livelli superficiali nel terreno che comporta due implicazioni: il primo è quello della realizzazione di una fondazione a platea continua in calcestruzzo di spessore variabile in relazione alle caratteristiche geotecniche del terreno, la seconda è data dalla necessità di proteggere dalle fluttuazioni stagionali della falda sia la fondazione a platea che lo strato di isolamento termico sottofondazione con una manto impermeabile sintetico. L’impiego di un manto impermeabile nella versione certificata antiradon consente di creare un’ulteriore barriera, oltre alla platea di calcestruzzo, annullando di fatto il rischio di infiltrazione nell’edificio da parte del gas radon che, è risaputo, può trovarsi disciolto anche in acqua seppur in concentrazioni minori.

IMPIANTI DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO In un edificio passivo (secondo lo standard del PHI: Passive Haus Institute) si superano i concetti di efficienza energetica classicamente intesi e largamente diffusi in Lombardia; in particolare si supera il concetto classico di sistema edificio-impianto tanto caro e diffuso in Regione Lombardia e derivato dall’antesignana Legge 10 del 1991. In realtà dietro la dicotomia “edificio-Impianto” si celano concetti che spesso risultano ben lontani dall’efficienza energetica vera. Considerare e certificare al sistema edificio-impianto significa accettare implicitamente che le inefficienze di uno possano essere compensate dall’altro. Ciò non consente di valutare separatamente la bontà dell’involucro né quella dell’impianto; spesso le prestazioni di un involucro mediocre (mal isolato con ponti termici non corretti, non correttamente orientato, con scarsa tenuta all’aria, ecc) sono compensate da impianti efficienti ma sovradimensionati che quindi consumano ancora troppo. Per realizzare e certificare un edificio passivo come quello da noi progettato abbiamo previsto un involucro iper-isolato termicamente (spessore degli isolanti cm 25 a parete e cm 30 in copertura) , con valori di tenuta all’aria elevatissimi (sfatiamo un falso-mito: l’edificio NON respira…), adeguatamente esposto rispetto ai punti cardinali, concepito per massimizzare i guadagni solari invernali e ridurre i carichi solari estivi. Quando abbiamo ottenuto un involucro pressoché perfetto e performante (e ottimamente orientato), ciò che dobbiamo porre al suo interno per riscaldare o raffrescare è un impianto di taglia molto, molto piccola; a volte è sufficiente l’impianto di ventilazione meccanica controllata (vmc) con recuperatore di calore a flusso incrociato. In linea teorica ciò che più spendiamo per l’involucro lo risparmiamo sul costo dell’impianto tradizionale. Gli elevati standard di isolamento termico unitamente alla rigorosa assenza di ponti termici, consentono di avere temperature superficiali interne elevate (non minori di 17°C) e pertanto temperatura dell’aria a 20°C, ovvero condizioni di comfort molto elevate. Nel nostro caso la funzione di riscaldamento è delegata all’impianto di Ventilazione Meccanica Controllata con recuperatore di calore a flusso incrociato; il raffrescamento e soprattutto la deumidificazione saranno ad aria con trattamento con pompa di calore ad aria/aria. Non è previsto alcun collegamento alla rete del gas metano!

IMPIANTO IDRICOSANITARIO Per il livello del progetto sin qui sviluppato, considerato che sono previste docce e rete di distribuzione di tipo domestico, le indicazioni principali che riguardano l’impianto idrico sanitario potrebbero essere le seguenti:
- particolare attenzione alla progettazione del sistema di produzione di acqua calda sanitaria con l’impiego in copertura di pannelli solari termici che sono stati collocati sulla copertura piana del corpo scale;
- iper-isolamento dei sistemi di accumulo per ridurre le dispersioni di energia;
- impiego nei bagni dei moderni sciacquoni dotati di tasto interruttore che riduce il flusso dai soliti 10 litri ai medi ai 3-4;
- impiego dei rubinetti frangigetto in grado di miscelare aria e acqua che consentono un risparmio fino al 50% di acqua consumata;

IMPIANTO ELETTRICO Per il livello del progetto sin qui sviluppato le indicazioni principali che riguardano l’impianto elettrico potrebbero essere le seguenti:
- controllo e prevenzione dei CEM (campi elettrici e magnetici) mediante progettazione delle linee (peraltro già obbligatoria), razionalizzazione dell’impianto, con attenzione ad evitare gli impianti “a stella”;
- attenzione alla scelta del sistema di illuminazione: sconsigliate le lampade ad incandescenza e alogene per preferire quelle fluorescenti a basso consumo;
- attenzione nella scelta della tipologia dei cavi elettrici privilegiando quelli che non contengono fluoro e cloro che in caso di incendio possono rilasciare sostanze tossiche.

IMPIANTO FOTOVOLTAICO Attualmente, purtroppo, il ricorso alla tecnologia del solare del fotovoltaico è associata ad un investimento economico e non tanto quanto fonte rinnovabile. Installare un impianto fotovoltaico non significa fare efficienza energetica! Efficienza energetica in edilizia significa costruire edifici con fabbisogni ridottissimi che possono essere ragionevolmente coperti con energia elettrica e quindi azzerati (in termini economici e di produzione diretta di energia elettrica) con il fotovoltaico. Nel nostro caso, non avendo previsto l’utilizzo del metano (nella cucina della mensa verranno installate piastre ad induzione), tutti i consumi provengono da utenze elettriche che possono essere controbilanciate (in termini di consumo istantaneo) dall’impianto da circa 11,5 Kw di picco previsto sul tetto della zona residenze che risulta anche ottimamente orientato a sud. In realtà con una stima precisa dei consumi elettrici sarà eventualmente possibile dimensionare l’impianto tale da coprire i consumi nelle ore di maggiore insolazione (in regime di autoconsumo) cui va sommato l’incentivo dal GSE in conto energia per la quantità di Kwh prodotti. In realtà si tratta di un’operazione i cui risvolti economici devono essere attentamente approfonditi per un corretto dimensionamento dell’impianto.

IL PROGETTO DELL’ACCESSIBILITA’ Un alto livello di accessibilità è da considerare come un alto livello di comfort. La qualità del progetto per una simile struttura si esprime anche attraverso un livello elevato di accessibilità degli spazi. L’accessibilità degli spazi esterni e dei parcheggi predisposti avverrà mediante percorsi e rampe con idonea pendenza. La fruibilità degli spazi promiscui (mense, sale letture e tv, servizi igienici) è garantita da percorsi orizzontali privi di barriere architettoniche e sarà facilitata, ove possibile, dall’impegno di porte scorrevoli. Anche i giardini, la strada, la zona della piazzetta avranno percorsi pressoché orizzontali privi di dislivelli. Gli alloggi sono stati concepiti per garantire un livello crescente di accessibilità con piccole modifiche alla soluzione di arredo iniziale. In figura 1: la configurazione iniziale per l’ospite completamente autosufficiente; in figura 2: la soluzione per ospite con impedita/ridotta capacità motoria ovvero che abbia necessità di un deambulatore per gli spostamenti nell’alloggio fino alla necessità di utilizzare una sedia a rotelle. In tal caso l’accessibilità è garantita dalla modifica dell’arredo interno: viene eliminato il tavolino della zona giorno e vengono spostati sia il tavolo che il divano verso la finestra al fine di garantire l’accesso della sedia a rotelle alla zona del lavello/microonde; tale soluzione garantisce comunque l’accostamento della carrozzella al divano. La disposizione dei sanitari nel bagno consente l’accostamento laterale al wc; quello frontale al lavello (che potrà avere specchio reclinato, ecc.). È previsto l’accostamento frontale alla vasca a sedile. È previsto l’impiego di sedia doccia ad altezza regolabile da posizionare al di sopra del water per il lavaggio tramite doccia dell’ospite con funzionalità motoria ridotta. In figura 3 è rappresentata la simulazione della condizione in cui l’ospite necessiti della presenza di personale di sorveglianza. In tal caso si dovrebbe rimuovere il tavolo (probabilmente non più necessario) in luogo del quale verrebbe posizionato un letto per il personale. Tale condizione garantirebbe comunque una presenza contemporanea ma indipendente sia dell’ospite che dell’infermiere. In figura 4 è rappresentata la condizione estrema, ovvero quella in cui l’ospite sia colpito da una infermità grave e necessiti di essere spostato tramite letto con ruote. Per tale evenienza è prevista una porta a raso muro (quindi pressoché invisibile) tra la parete del soggiorno e quella della camera per consentire la movimentazione del lettino dalla camera stessa al soggiorno e da questi al corridoio fino all’ascensore (dimensionato per l’occasione per la movimentazione anche di lettini) e da quest’ultimo ad altra struttura.